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| Diario dal Mozambico di Ivana Comoli (giornalista
di Donna Moderna) |
A chi mi chiede come è andato il viaggio in Mozambico non
so rispondere altro che è stata unesperienza importante.
E non sono mai sicura di rendere bene lidea di ciò che
ha significato per me incontrare i miei bambini. So che
è un atto di presunzione chiamarli così, ma ogni volta
che sulla rubrica cerco Famiglia di Donna Moderna segnalo
la storia di un bambino ci metto il cuore. Figuriamoci incontrarli!
E per questo devo ringraziare il Centro Cooperazione Sviluppo che
mi ha permesso di abbracciarli tutti. O quasi. Come poter descrivere
il Centro di Maputo dove ho conosciuto suor Vittoria e il Centro di
Lhanguene che ospita bambine orfane la cui alternativa sarebbe vivere
per la strada? A Beira ho visto allopera suor Delfina nei due
Centri di Chingussura, dove ogni giorno centinaia di bambini sottoalimentati
possono mangiare.
Nel centro di Tica non ho potuto trattenere le lacrime. Era il mio
compleanno ed ero già un po emozionata di mio, ma lallegria
dei bambini che ci venivano incontro correndo, saltando, gridando
festosamente, i canti e le danze delle donne e delle ragazze del Centro
mi hanno travolta. Avrei dovuto scattare le foto, ma chi se lo ricordava
più?
Ci sarebbe stato ancora molto da visitare, ma mancava il tempo. In
quei quindici giorni mi sono sentita dire tante volte grazie.
Dai bambini, dalle donne, dalle suore, dai rappresentanti distrettuali
dellEducazione e dellAzione Sociale. E ogni volta dentro
di me pensavo grazie a voi. Ai volontari del Centro Cooperazione
Sviluppo, a suor Delfina, Suor Pasqua, suor Giovanna, alle donne di
Tica e di Beira. Ma soprattutto grazie a coloro che con il loro sostegno
rendono possibile lattività di queste persone meravigliose
a favore di bambini e di giovani altrettanto meravigliosi.
Una giornalista quando scrive non dovrebbe lasciarsi andare allemozione.
Perdonatemi: quella che sta scrivendo è semplicemente una donna.
Più ricca dentro. |
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| Alcune testimonianze delle visite effettuate nel
1999-2001 |
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| Carmen Pizio e Luca Damioli con
Leontina, la bambina che sostengono alla periferia di Maputo,
la capitale del Mozambico. |
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Quando ho aderito al sostegno a distanza del Centro Cooperazione
Sviluppo avevo solo una vaga idea di quello che avrebbe significato
il mio aiuto. Ma quando mi sono recata sul posto ho potuto constatare
quanto sia stato importante il mio gesto per il piccolo che
sostengo e per la sua famiglia: è stata una delle esperienze
più toccanti della mia vita.
Laura Lisei (Genova) |
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Ripartendo ho lasciato lì un po' del
mio cuore, ma ho riportato con me l'esperienza vivificante del
contatto caloroso e dignitoso con i bambini del Mozambico, con
la loro spensieratezza e le loro sofferenze e con tutti quelli
che se ne occupano per migliorare, ciascuno secondo le proprie
idee ed i propri metodi, e accrescere le loro speranze di vita.
Silvia Bisso (Sestri Levante - Genova) |
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Uno degli aspetti più interessanti del mio viaggio
è stata la visita ai progetti del Centro Cooperazione
Sviluppo, dove ho constatato come essi siano incisivi rispetto
alla realtà locale e soprattutto come siano integrati
nella comunità. Da questo viaggio ho capito come l'espressione
più bella della vita siano i bambini, con la loro gioia,
la loro semplicità, il loro entusiasmo di vivere nonostante
le mille difficoltà.
Marco Corbo (Palermo) |
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Cari amici, mi sto impegnando a convincere i
miei conoscenti ad adottare qualche bambino. Ho constatato che
siete un'associazione veramente validissima e avete un gruppo
afiatato e laborioso. Da parte mia, spero un giorno di ritornare
in Mozambico.
Giuseppe Cambieri (Bergamo) |
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Da tre anni siamo sostenitori del Centro Cooperazione Sviluppo.
Io (Anna) e Roberto, il mio compagno, abbiamo deciso di sostenere
in Mozambico due bambini e, quando ci sono arrivate le loro
schede, che gioia! Erano gemelli, di circa un anno, bellissimi.
Nel vederli in fotografia, Teofilo e Adelia, abbiamo sentito
subito il desiderio di conoscerli. Per due anni abbiamo dovuto
rinunciare al viaggio a causa delle alluvioni, ma finalmente,
questanno, siamo partiti. Per raggiungere Maputo, la capitale
del Mozambico, quante ore
ma arrivati allaeroporto
le cose sono diventate più facili. Lì cera
Carla ad attenderci, una collaboratrice del Centro Cooperazione
Sviluppo mozambicana, ventenne, carina e soprattutto parlava
bene litaliano: ci ha assistito per tutto il viaggio.
Le località da visitare erano già state decise:
da Maputo a Inhambane, poi Beira e Quelimane. Come mezzo di
trasporto abbiamo usato i pullman di linea, per vivere più
a contatto con la popolazione. Oltre ad essere occasione per
un viaggio turistico, per noi era importante vedere da vicino
loperato di questa associazione. In ogni città
abbiamo conosciuto i loro collaboratori, che ci hanno trattato
con affetto, mostrandoci il loro lavoro. Limpegno, lattenzione
e la cura con i quali si dedicano ai bambini sono difficili
da raccontare, considerando soprattutto le difficoltà
che si presentano loro ad ogni momento e quel che più
stupisce è la serenità e lallegria che li
sostengono continuamente. E cosa dire dei bambini? Sono tanti,
bellissimi: corrono, ridono, scherzano quando si trovano in
gruppo, e invece da soli sono un po timidi e impacciati.
Il fatto che più mi ha colpito è che non ho visto
un solo bambino piangere, neanche quelli piccoli ed i capricci
laggiù non esistono. In ogni città abbiamo visitato
i centri sostenuti dal CCS, dove ci hanno raccontato come hanno
iniziato, tutto il lavoro svolto sino ad oggi e quelli che sono
i progetti per il futuro; per noi sapere di far parte anche
minimamente di questi progetti, è stata una grande soddisfazione.
Mentre risalivamo verso nord sapevamo che, arrivati a Quelimane,
avremmo visto i nostri bambini. Lincontro
è stato commovente, lintera famiglia ci stava aspettando:
la madre, il padre ed i loro otto figli, compresi i nostri due
piccoli. Tramite Carla siamo riusciti a comunicare ed a raccontarci
un po delle nostre vite. Quando li abbiamo lasciati eravamo
consapevoli che il nostro aiuto era servito: in poche parole
i nostri soldi erano stati spesi bene, ed avere questa consapevolezza
è comunque rassicurante. Solitamente quando torno in
Italia dopo aver fatto un viaggio allestero sono contenta
e desidero ritornare al più presto a casa, ma questa
volta la cosa era diversa: nel nostro cuore vi era un po
di malinconia perché sapevamo di aver lasciato laggiù
degli amici e per aver un po di conforto abbiamo cominciato
a sperare di poter un giorno ritornare. Chissà, forse
quando Teofilo e Adelia saranno più grandi, andremo nuovamente
a trovarli!
Anna DAntonio |
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Lavv. Alfonso Amato di Salerno ha incontrato
i piccoli Filipe e Mito, csostenuti nella località
di Chipangara, alla periferia della città di Beira.
Pubblichiamo volentieri una sua poesia che racchiude tutte
le sensazioni avute in questo viaggio.
HO VISTO
Ho visto un bambino
correre nudo e a
piedi scalzi;
ho visto lo stesso bambino
ascoltare la lezione di scuola
seduto per terra sotto un albero:
ho visto Gesù.
Ho visto la natura
rigogliosa e verdeggiante
costeggiare la strada
principale del Paese;
ho visto gruppi di scimmie lungo
la mia stessa strada:
ho visto Dio.
Ho visto una bambina
poco più che decenne
con sua figlia a tracollo:
ho visto la Madonna.
Ho visto un bambino
portare sulle spalle
un tronco lungo
oltre 5 metri:
ho visto Gesù
che portava la croce.
Ho visto bambini
spuntare da tutte le parti:
il visto il chicco di grano
che vince la zizzania.
Ho visto squadre di operai
bonificare il terreno dalle mine:
ahimè: ho visto anche luomo!
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La testimonianza di
Silvano e Francesca
Non c'è nulla di più bello che poter condividere
con gli altri le esperienze vissute per trasmettere a tutti
le emozioni fortissime del nostro viaggio in Mozambico: è
difficile rendere l'idea di ciò che abbiamo visto
Come è possibile descrivere la miseria? Come disegnare
i sorrisi dei bimbi che ti riempiono il cuore di gioia? Mostriamo
allora solo alcune delle immagini, cercando così di raccontare
qualche momento del nostro viaggio. |
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Ngolhosa
E' una località poco lontana dalla capitale; per
arrivare abbiamo percorso un'ora di fuoristrada attraverso
la savana
poi ci fermiamo in mezzo al nulla, ci sono
solo due capanne fatte di canne, ad una manca il tetto,
molti bambini che ci circondano, festosi. E' incredibile,
quelle capanne sono la scuola, intorno non c'è
niente, è difficile capire da dove arrivano quei
bambini
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Nhamatanda
Per arrivare ci vuole tempo, ma non sentiamo minimamente
il disagio del viaggio, siamo troppo emozionati: qui incontreremo
i "nostri" bambini, Vasco e Amelia. Difficilmente
si può immaginare l'emozione di quel momento
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Buzi
Ci sono volute quasi quattro ore per arrivare in questo
villaggio. La strada, o meglio la pista, è dura
ma basta guardare fuori dal finestrino la savana, gli
alberi e i colori per dimenticare il caldo, la sete e
le buche. Visitiamo la scuola, è in muratura ma
dentro non c'è nulla, è completamente vuota
In
Italia avevamo raccolto dei soldi tra parenti e amici
e li usiamo per acquistare dei banchi e donarli alla scuola. |
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