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Michele e Stella incontrano Sumsita
 
“Mi chiamo Michele, io e la mia fidanzata Stella abbiamo 25 anni e lavoriamo a Genova. Il Nepal ci ha sempre interessato e abbiamo deciso d’usare le ferie di Natale per fare questo viaggio”.
Così inizia la conversazione con questi due ragazzi, normali e sensibili, perché amano l’oriente ed hanno adottato una bambina nepalese.
Michele e Stella sono stati i primi sostenitori, fra i quasi 800, che hanno visitato un bambino nepalese sostenuto a distanza. Il programma è iniziato solo nel novembre del 2003 e il loro è un record che si può dire sia stato premiato.
“Abbiamo incontrato Sumsita Tamang e i suoi genitori, lei era timida e felice, la madre e il padre gentili e curiosi”.
La bambina vive a Thulo Parsel, uno dei villaggi in cui il CCS opera, “siamo giunti in jeep dopo cinque ore di viaggio, accompagnati da Salam Singh Tamang, gentilissimo e disponibile. Salam è il coordinatore locale del CCS, vive nel villaggio ed ha messo a disposizione le sue conoscenze e la sua casa per facilitare la nostra visita.”
“Tanti bambini ci hanno accolti al nostro arrivo, eravamo imbarazzati commossi e felici. Il villaggio è povero, quello che sembra poco per noi è molto per questa gente, specie per i bambini”.
Michele e Stella ci raccontano delle case in argilla, abitate da contadini attaccati alla poca terra coltivabile, dei sorrisi di vecchi e bambini, delle mani giunte nel saluto augurale “namaste.
“Qui si vedono pochi occidentali e la nostra visita ha incuriosito tutti. Per loro è stata, forse, una distrazione rispetto all’abituale duro lavoro nei campi”. A Thulo Parsel non c’è elettricità, acqua corrente, tutto deve essere trasportato a spalla. L’unica strada carrozzabile è agibile solo sei mesi l’anno, è in terra battuta, assolutamente dissestata.
“Poi siamo giunti nella casa di Sumsita, abbiamo camminato per mezzora fra i campi di granoturco. La casa è povera, il padre fa il contadino e qualche volta il portatore nei trekking quando lo chiamano da Kathmandu. Ci hanno messo al collo una “kata”, uno sciarpina di seta bianca di benvenuto e ci hanno offerto l’abituale tè. Seduti sul patio abbiamo cercato di parlare con l’aiuto di Salam. Dalla casa uscivano continuamente bambini: i fratelli e sorelle di Sumsita. A Thulo Parsel le famiglie sono numerose ed è incredibile pensare come possano sopravvivere, essere felici e sorridenti con il poco che hanno”.
“Abbiamo mangiato il daal baat (riso e brodo di lenticchie) che è il piatto tipico e unico del Nepal, abbiamo fatto qualche foto alla bambina, alla famiglia, alle case del villaggio, alle montagne che s‘intravedevano oltre la collina. Prima di ripartire abbiamo regalato qualcosa alla famiglia per sdebitarci dell’accoglienza e della serenità che ci hanno offerto. Poi di nuovo a Kathmandu dove ricchezza, e povertà, progresso e incredibile arretratezza sono mischiati, a volte in maniera confusa e triste”.
Michele e Stella ci hanno raccontato la loro storia, orgogliosi di aver contribuito alle speranze di Sumsita, felici d’aver visitato un paese ospitale e gentile.
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